| BUONI LETTORI SI NASCE O SI DIVENTA?
L’importanza di un precoce incontro con il libro |
Nell’ambito dell’indagine I cittadini e il tempo libero (svolta dall’Istat nel maggio 2006) emerge che più del 12% delle famiglie non possiede neppure un libro in casa.
Questo dato è alquanto preoccupante, anche perché, nello stesso documento, si legge che “un altro elemento che può influenzare le abitudini di lettura dei ragazzi […] è il numero di libri presenti in casa (in altri termini il crescere in mezzo ai libri)”.
Numerose ricerche hanno dimostrato che una scarsa motivazione alla lettura in età adulta trova origine in un approccio in età scolare che non sia stato né sistematico né stimolante, ma la scuola tuttora privilegia, spesso, una lettura di tipo strumentale, concentrandosi sulla trasmissione di abilità tecniche e proponendo la narrativa principalmente come lavoro didattico e non come piacere fine a se stesso.
Va tenuto presente, però, che i libri per i bambini continuano a rappresentare una palestra di vita e per gli adulti non è poi molto diverso, perché leggere concede a tutti la possibilità di conoscere indirettamente il mondo che ci circonda e approfondire la consapevolezza di noi stessi.
Recenti ricerche scientifiche, inoltre, evidenziano che leggere ad alta voce libri ai bambini fin dalla primissima infanzia contribuisce ad ampliarne l’intelligenza, sotto il profilo cognitivo e anche emozionale ed affettivo, oltre a consolidare nel bambino l’abitudine a leggere.
Nonostante tutto, però, un libro non fa abitualmente parte del “corredino” dei neonati e questo perché sono ancora in pochi a comprendere quanto sia importante la precocità dell’incontro tra il bambino e il libro.
Imprescindibile compito dei genitori dovrebbe essere educare i figli all’abitudine della lettura, sin dall’età prescolare, dando loro per primi l’esempio.
Infatti, come afferma Rita Valentino Merletti, “fino ai quattro – cinque anni i bambini si trovano nella fase imitativa più forte e ciò che maggiormente suscita desiderio di imitazione è l’allegria, la vitalità, l’entusiasmo […] Se è la lettura ad operare questa magia, piuttosto che l’ultima puntata di una telenovela o la terza replica televisiva di una partita di calcio, i bambini non vedranno l’ora di procurasi essi stessi il medesimo piacere e, nell’attesa, saranno tutt’orecchi per quanto gli viene letto”.
Riproponendo la domanda iniziale, un’adeguata risposta sembra essere l’affermazione di Gianni Rodari: “Non si nasce con l’istinto della lettura, come si nasce con quello di mangiare e di bere. Si tratta di un bisogno culturale che può essere solo innestato nella personalità infantile”.
Riguardo ai primi approcci dei bambini nei confronti dei libri, esistono numerose teorie, ma anche pregiudizi e miti da sfatare.
C’è chi crede che imparando a leggere troppo precocemente, i bambini avranno poi difficoltà di apprendimento o non faranno esperienza fonetica e c’è chi è convinto che quest’esperienza possa rubar loro qualcosa dell’infanzia e del loro essere bambini, poiché rappresenta un’eccessiva pressione.
Qual è, dunque, l’età giusta in cui un bambino deve e può imparare a leggere?
Alcuni esperti sottolineano l’importanza di incominciare a leggere ad alta voce al bambino addirittura durante la gravidanza ed è stato sperimentalmente verificato che, quando una futura mamma legge ripetutamente ad alta voce un passaggio di una data storia nell’ultimo trimestre di gravidanza, il suo bambino neonato dimostrerà poi di riconoscere il suono di questo specifico passaggio per trentatré ore dopo la nascita, questo perché lo sviluppo del cervello comincia ben prima di nascere.
Certo è che, già a partire dai primi giorni di vita, il bambino può partecipare alla lettura, anche se solo mordicchiando gli angoli delle pagine.
Da qui l’importanza dei primi libri (cosiddetti libri – gioco), veri e propri giocattoli, ma con una finalità precisa: avvicinare il bambino all’oggetto – libro, rispondendo alla sua naturale curiosità e attraverso la stimolazione della sua primaria fonte di conoscenza: i sensi, permettendo l’apprendimento della lettura attraverso il gioco e le immagini.
Bisogna educare al piacere della lettura, perché promuovere la lettura significa dare un’opportunità, ma senza obbligare.
Il libro di plastica che galleggia nella vasca durante il bagnetto è un esempio di incontro naturale e ludico tra il bambino e il libro.
Glenn Doman ha dimostrato che i bambini piccoli desiderano imparare a leggere, possono farlo e, in realtà, lo fanno a nostra insaputa, essendo potenzialmente capaci di leggere singole parole ad un anno, frasi a due anni e addirittura libri interi a tre.
Infatti, egli afferma che “il bambino piccino ha dentro di sé, bruciante un desiderio di imparare senza limiti, ma è possibile diminuire in un bambino il desiderio di apprendere limitando le esperienze a cui viene esposto; e noi, purtroppo, abbiamo fatto proprio questo […] perché abbiamo sottovalutato seriamente la capacità di apprendere”.
E’ necessario, in conclusione, che si rafforzi – e in alcuni casi si crei – una forte collaborazione tra famiglie, scuole, ludoteche, biblioteche pubbliche e scolastiche e istituzioni competenti volta a stimolare e incrementare il piacere della lettura, educando alla lettura extrascolastica e comprendendo l’importanza dell’animazione del libro, come attività di gioco da affiancare alle attività didattiche, anche in linea con la Circolare Ministeriale del 1995 n. 105 (relativa alla promozione della lettura nelle scuole), che già sottolineava l’importanza di favorire “il passaggio da una concezione della lettura come dovere scolastico ad una lettura come attività libera e capace di porre il soggetto in relazione con se stesso e con gli altri”.
Mariapaola Ramaglia